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Acidosi: cos´è e come proteggersi

Acidosi: cos´è e come proteggersi

12 Ottobre 2019

Vi sarà sicuramente capitato di sentire parlare di PH corporeo e acidosi. Non molti però sanno a cosa ci si riferisce con questa terminologia.

Ve lo spieghiamo: l'acidosi si manifesta quando le sostanze di scarto e le tossine che si formano nel nostro organismo restano all'interno delle cellule e non vengono eliminate correttamente. Questo provoca un abbassamento del PH e livelli di acidità più elevati, con la conseguente formazione di situazioni infiammatorie.

Da un solo problema, tante conseguenze

All'acidosi sono collegate diverse patologie tra cui:

  • disturbi dell'umore, confusione e stanchezza;

  • problemi respiratori, mal di testa e vertigini, cistiti, dermatiti, infertilità e tumori;

  • allergie e intolleranze alimentari, diabete, calcoli e sovrappeso;

  • invecchiamento cellulare, formazione di rughe e macchie della pelle, disfunzioni ormonali, ecc.

Per questo è importante cercare di mantenere il PH a livelli alcalini seguendo qualche piccola ma essenziale buona abitudine. In particolare è importante:

  • bere molta acqua, consentirà al corpo la corretta eliminazione delle tossine;

  • mangiare tanta frutta e verdura, meglio se cruda, che dovrebbe coprire il 70% dell'alimentazione quotidiana;

  • evitare cibi acidificanti come zucchero, uova, carne, pesce e formaggi;

  • prediligere la cottura a vapore;

  • evitare di bere alcolici e fumare.

Ma non è tutto! Ricordatevi che la vita sedentaria è nemica della vostra salute. Fate movimento e rilassatevi, perché anche lo stress influisce a favore dell'acidosi.

Verificare il vostro livello di acidità è semplice. Vi basterà misurare il PH delle urine con i test disponibili in qualunque farmacia, facendovi spiegare dal personale specializzato come leggerli correttamente.

Influenza in dolce attesa: ecco i farmaci consentiti

Influenza in dolce attesa: ecco i farmaci consentiti

10 Ottobre 2019

Per combattere l'influenza è importante prestare attenzione ai medicinali che si assumono. Una meticolosità che deve essere necessariamente raddoppiata quando si è gravidanza. Per questa ragione, se dovessero presentarsi febbre, mal di gola o raffreddore durante la dolce attesa, è bene seguire alcuni importanti accorgimenti, affidandosi alle cure di uno specialista ed evitando il "fai da te".

Ad ogni sintomo un rimedio

I sintomi influenzali sono sempre gli stessi, a prescindere dalla stagione o dall'età. Vediamo insieme come affrontarli durante la gravidanza:

  • raffreddore: per diminuire l'effetto "naso chiuso" l'ideale è fare un aerosol un paio di volte al giorno, sempre su consiglio medico;

· febbre e dolori articolari: in questi casi l'alleato numero uno è il paracetamolo. Al contrario, nelle prime sei settimane, nel terzo trimestre di gravidanza e durante l’allattamento, sono da evitare i medicinali a base di acido acetilsalicilico;

· mal di gola: via libera a gargarismi con collutori a base di clorexidina. Svolgono un'azione disinfettante in tutto il cavo orale fino alle tonsille. Ottimi anche i prodotti anestetici e antisettici.

Buone abitudini: garanzia di salute

Che siate in dolce attesa oppure no, mai sottovalutare le buone abitudini. Queste giovano al sistema immunitario e aiutano ad alleviare i sintomi dell'influenza.

Ricordatevi, quindi, di:

· aumentare la quantità di liquidi per combattere la disidratazione che spesso può subentrare in caso di febbre e problemi intestinali;

· mantenere il giusto apporto nutrizionale, mangiando meno ma più spesso durante la giornata e preferendo cibi leggeri, digeribili, ad alto contenuto di vitamine e sali. Preferite cibi più calorici la mattina e a pranzo;

· incrementare i momenti di risposo, per evitare che la febbre salga, e non affaticare troppo la respirazione.

E non dimenticatevi di farvi sempre consigliare dal vostro farmacista nella scelta dei prodotti più adeguati da assumere!

Sonno disturbato: trova in farmacia i migliori rimedi naturali

Sonno disturbato: trova in farmacia i migliori rimedi naturali

08 Ottobre 2019

La qualità del sonno è tra gli elementi più importanti per una vita sana. Spesso, però, i ritmi frenetici della quotidianità, le cattive abitudini alimentari, lo stress e le preoccupazioni possono mettere a rischio il sonno, disturbandolo.

Che fare, quindi, per dire addio ai problemi di insonnia, e tornare a godersi i vantaggi di un buon relax notturno? Innanzitutto, migliorando la qualità e le abitudini quotidiane. Tuttavia, per ottenere un aiuto nell’immediato e tornare a riposare al meglio, chiedete consiglio in farmacia.

Esistono numerosi prodotti a base naturale in grado di migliorare il sonno notturno, combattendo con efficacia l'insonnia temporanea.

Come quelli a base di verbena, che conciliano il riposo grazie al loro effetto calmante e sedativo: perfetta da utilizzare in infusione per la realizzazione di tisane, la verbena è ottima anche come olio essenziale per diffusori, l’ideale per creare un ambiente rilassante nella stanza da letto.

Tra i rimedi naturali più efficaci c’è poi la valeriana: disponibile in capsule, in gocce, o in bustine per infusione, la valeriana agisce delicatamente sul sistema nervoso, abbassando le tensioni ed i livelli di stress. In questo modo viene favorito il riposo profondo, grazie ad una naturale azione sedativa.

Senza dimenticare la melissa e la camomilla, piante dalle note proprietà calmanti, molto utili anche per migliorare la digestione e conciliare il sonno dopo pasti particolarmente ricchi.

Infine, meno nota ma altrettanto efficace, merita una menzione l’escolzia, un antistress naturale che rilassa il corpo e favorisce il microcircolo, combattendo i fastidiosi crampi muscolari che si presentano di notte, disturbando il sonno. Tradizionalmente disponibile in gocce o in compresse, l’escolzia agisce favorevolmente sulla qualità del sonno fisiologico e permette di tornare a dormire tranquilli e sereni.
Psoriasi da pannolino: come riconoscerla e curarla

Psoriasi da pannolino: come riconoscerla e curarla

05 Ottobre 2019

La psoriasi da pannolino è un problema molto fastidioso per i nostri piccoli bambini che in genere si manifesta nei primi due anni di vita.

Visibile nell’area genitale, dei glutei e nelle pieghe cutanee, la psoriasi da pannolino è fa parte della famiglia delle dermatiti della pelle e per questo non può essere trascurata.

Per curarla in tempi rapidi è importantissimo saperla riconoscere già nelle sue prime fasi.
Ecco come.

Psoriasi da pannolino: come riconoscerla

La psoriasi da pannolino si presenta sul corpo del bimbo a causa dello sfregamento ripetuto della cute della zona inguinale con il pannolino.

L’ambiente particolarmente umido creato tra le pieghe genitali e dei glutei rappresenta un terreno fertile per la psoriasi da pannolino che si manifesta con chiazze di colorito rosso intenso, dall’aspetto lucido e dai bordi netti.

Per riconoscerla e anticipare la sua proliferazione, è consigliabile controllare regolarmente, ad ogni cambio di pannolino, che sulle zone interessate non vi siano chiazze rosse e intense.

Psoriasi da pannolino: come curarla

Per curare la psoriasi da pannolino è possibile ricorre all’utilizzo di creme, unguenti e gel emollienti e anti-infiammatori, in grado di ridurre le lesioni e contrastare la dermatosi.

Anche i corticosteroidi sono efficaci per alleviare il prurito e l’arrossamento in tempi brevi, facendo regredire la patologia della cute rapidamente. Applicabili nelle diverse aree corporee in cui si manifesta la psoriasi da pannolino, i corticosteroidi sono acquistabili anch’essi sotto forma di unguento, lozione, crema e schiuma.

Per trovare la cura migliore per trattare efficacemente la psoriasi da pannolino, chiedete sempre consiglio al medico curante o al vostro farmacista di fiducia.
Mononucleosi: come riconoscerla e combatterla

Mononucleosi: come riconoscerla e combatterla

03 Ottobre 2019

Da molti conosciuta come la malattia del bacio, la mononucleosi è una frequentissima patologia virale e contagiosa causata dal virus Epstein-Barr, appartenente alla famigerata categoria degli herpes.

Il suo principale veicolo di contagio è la saliva, ovvero le particelle virali in essa contenute. Una malattia tanto frequente quanto prolungata nel suo ciclo di vita: alcuni studi, infatti, hanno evidenziato come la mononucleosi colpisca nel mondo circa il 90% degli individui, con un decorso fino a 6 settimane.

I principali sintomi della patologia vanno dal mal di gola, alla febbre, ad un costante senso di spossatezza, fino ai linfonodi ingrossati e tonsille infiammate. Tuttavia, non è insolito che dopo il periodo di incubazione, che può arrivare anche ad un mese, la malattia si sviluppi in maniera asintomatica, senza dare segnali particolarmente evidenti o caratteristici.

In generale, la malattia viene solitamente contratta una volta nella vita: l’infezione, infatti, lascia un’immunità permanente nel corpo che, nella quasi totalità dei casi, impedisce alla patologia di ripresentarsi.

Per curare la mononucleosi non esiste una specifica terapia, ma i farmaci prescritti sono importanti per alleviare febbre e dolore. Come il paracetamolo e l’ibuprofene, ideali per attenuarne i sintomi. Qualora anche le tonsille siano particolarmente coinvolte ed ingrossate dalla mononucleosi, è possibile abbinare ad antidolorifici e antipiretici, anche ad una cura cortisonica antinfiammatoria.

Inoltre, il consiglio per guarire nel più breve tempo possibile è quello di stare a riposo, avendo cura di reintegrare i liquidi persi. Ultimo avvertimento: durante la malattia evitate di assumere alcol. Il fegato, già indebolito dall’infezione, potrebbe essere messo ancora più a dura prova.

Meglio non rischiare!

Dolori articolari: quando intervenire e come curarli

Dolori articolari: quando intervenire e come curarli

01 Ottobre 2019

Alzi la mano chi non ha mai sofferto di indolenzimenti articolari, sempre che riusciate a farlo senza provare un forte dolore.

Eh sì: i problemi alle articolazioni sono molto più comuni di quanto possiate immaginare. Mani, piedi, gambe e braccia, infatti, stressano ogni giorno tendini e legamenti, zone delicatissime del nostro corpo che, con il tempo, si sovraccaricano e fanno male.

Ma non è solo questione d’età: i dolori articolari, conosciuti tecnicamente come artralgia, possono derivare da molteplici fattori.

Fisiologici, come il sesso: nelle donne, ad esempio, esiste una maggiore esposizione all’artralgia nei periodi premestruali e in menopausa, momenti nei quali lo scompenso ormonale aumenta l’irrigidimento dei tessuti morbidi che proteggono le articolazioni.

Ma anche legati allo stile di vita, come lo stress. Il motivo? Nei soggetti particolarmente tesi la produzione di noradrenalina – un ormone che irrigidisce l’intero sistema muscolare – aumenta, provocando intensi dolori articolari.

Non solo: chi ha una vita sedentaria o chi sollecita le articolazioni con un’intensa attività fisica, espone il corpo ad un naturale indebolimento delle articolazioni. Nel primo caso, sarà la diminuzione del lubrificante naturale – il liquido sinoviale – a provocare l’indolenzimento; nel secondo caso, invece, la sovraesposizione dei tendini e l’usura delle cartilagini potrà portare a fastidi e dolori.

Senza dimenticare che anche il sovrappeso ed i malanni di stagione possono mettere a dura prova i tendini e le articolazioni.

Che fare, dunque, quando si avvertono dolore e rigidità articolare?

Iniziate con una vita sana: abituatevi a mantenere sempre una postura corretta, controllate il peso corporeo, camminate per almeno 1000 passi al giorno e consumate cibi dalle proprietà antinfiammatorie – come la frutta secca – e ricchi di Omega 3, come il pesce.

Per alleviare il dolore, poi, chiedete aiuto al farmacista: tra le opzioni disponibili, valutate la possibilità di assumere specifici integratori alimentari a base di magnesio, acido ialuronico e collagene, formulati per mantenere un’ottima funzionalità di cartilagini e articolazioni.
Fibrillazione atriale, l´autodiagnosi è possibile

Fibrillazione atriale, l´autodiagnosi è possibile

28 Settembre 2019

Anche se poco conosciuta, l'aritmia cardiaca è un disturbo molto diffuso che tende a crescere con l'aumentare dell'età. Questa patologia può manifestarsi con l’accelerazione, la riduzione o l’irregolarità del battito cardiaco.

Quando le due cavità superiori del cuore, gli atri, si contraggono molto velocemente e con un ritmo non regolare, si parla di fibrillazione atriale.

Sono circa 10 milioni gli europei a soffrirne e 2 milioni solo gli italiani ma, non avendo sintomi evidenti, è una malattia molto spesso trascurata.

L’importanza di conoscere il proprio corpo

I segnali più evidenti legati a questa patologia sono la mancanza di respiro, stanchezza profonda, senso di vertigine e fastidio al petto. Nonostante questi sintomi, però, moltissime persone hanno saputo di esserne soggetti solo dopo aver avuto un ictus cerebrale.

Riconoscere in tempo questi campanelli d’allarme, quindi, è fondamentale per poter intervenire e curare questo disturbo evitando di arrivare a complicazioni molto gravi.

Per tutte queste ragioni appare chiaro come, saper effettuare una corretta autodiagnosi, possa fare la differenza. Per identificare in tempo e prevenire la malattia, infatti, bastano due dita appoggiate sul polso, un gesto molto semplice che, se eseguito nel modo corretto, può salvare la vita. In questo modo è possibile capire se il cuore batte regolarmente oppure no.

A questo scopo, in occasione della settimana mondiale dedicata alla fibrillazione atriale è nata “Check Your Pulse”, una campagna promossa dall’Associazione per la Lotta alla Trombosi e alle malattie cardiovascolari (Alt), volta alla sensibilizzazione sull’autodiagnosi della patologia,

Per conoscere come effettuarla correttamente, è importante rivolgersi ad esperti specializzati o al vostro farmacista di fiducia, che saranno in grado di mostrarvi come agire e come riconoscere i sintomi legati a questo disturbo.

3 utilizzi insoliti del bicarbonato

3 utilizzi insoliti del bicarbonato

26 Settembre 2019

Tutti lo conoscono per le sue proprietà digestive e per la sua capacità di igienizzare le superfici: il bicarbonato è un prodotto che non può davvero mancare nella casa di tutti gli italiani!

Un ingrediente incredibilmente versatile, dalle mille sfumature.

Scettici? Ecco i 3 utilizzi insoliti del bicarbonato a cui, scommettiamo, non avete ancora pensato!

  1. Scrub al bicarbonato per dire addio ai punti neri

Se soffrite di pelle impura potete utilizzare il bicarbonato come uno scrub naturale per liberare i pori dagli accumuli di grasso, detergere l’epidermide e sfiammarla. Come? Unite bicarbonato e acqua fino a formare un composto pastoso: spalmate il tutto sul viso e massaggiate con delicatezza insistendo sulle zone più oleose.

Risciacquate abbondantemente con acqua e ripetete una volta alla settimana, per liberarvi definitivamente dai tanto odiati punti neri.

  1. Il bicarbonato è un ottimo deodorante

Sapevate che bicarbonato può essere utilizzato anche per eliminare gli odori del corpo? Usatelo come deodorante in polvere, applicandolo direttamente in granuli sulla pelle per beneficiare del suo effetto astringente e igienizzante. Chi preferisse una texture liquida può diluire un cucchiaio di bicarbonato in un bicchiere d’acqua e versare il mix ottenuto in una boccetta con diffusore!

  1. Denti bianchi e alito fresco grazie al bicarbonato

Per eliminare le macchie scure dai denti, causate dal consumo di caffè e tabacco, versate una volta ogni 15 giorni un po’ di bicarbonato sullo spazzolino e usatelo come un normale dentifricio. La sua naturale azione schiarente vi aiuterà a ritrovare un sorriso luminoso.

Sciogliendo mezzo cucchiaino di bicarbonato in un bicchiere d’acqua, invece, potrete ottenere un collutorio green con cui fare degli sciacqui per eliminare gli acidi e rinfrescare l’alito.

Freddo e pelle secca, non solo creme: l´aiuto arriva anche dalla tavola

Freddo e pelle secca, non solo creme: l´aiuto arriva anche dalla tavola

24 Settembre 2019

L‘autunno è arrivato portando con sé tanti colori ma anche il primo freddo. Guanti e giacconi sono indispensabili per difenderci dalle basse temperature ma, spesso, non sono sufficienti a proteggere la nostra cute.

L’epidermide, infatti, a causa del clima più rigido, tende a diventare secca, poco elastica e facilmente irritabile. Per ovviare a questo problema è fondamentale mantenerla idratata, utilizzando creme specifiche e seguendo la giusta alimentazione. Avete capito bene! Ciò che mangiamo contribuisce a difendere la pelle, fornendole vitamine, sali minerali e tutte le sostanze necessarie per nutrirla e rigenerarla.

A tavola con gli amici della pelle

Vediamo, quindi, quali sono gli alimenti da tenere sempre a portata di mano per proteggere la cute dal freddo.

  • Melograno: la presenza di polifenoli antiossidanti aumenta il flusso sanguigno e ossigena la cute.
  • Patate dolci: grazie alla vitamina A e betacarotene rinforzano la barriera protettiva della pelle e, come il cavolo, riducono la secchezza e la rendono più soda;
  • Uova: le vitamine A, E, B5 e D mantengono la cute sana ed elastica, favorendo il rinnovamento cellulare. Lo zinco, poi, combatte le infiammazioni e accelera la guarigione delle ferite.
  • Agrumi: grazie alla vitamina C, agiscono come antiossidanti e stimolano la produzione di collagene.
  • Noci: l’acido alfa-linolico previene l’invecchiamento cutaneo combattendo i radicali liberi;
  • Salmone: ricco di omega 3 e vitamina D, mantiene bilanciata la membrana lipidica e svolge un’azione antinfiammatoria.
  • Olio di girasole: gli acidi grassi omega 6, garantiscono il rinnovamento cutaneo e, come l’olio di germe di grano, contribuisce ad idratare l’epidermide.
Per avere maggiori informazioni, potete rivolgervi al vostro farmacista che saprà indicarvi gli alimenti migliori o gli integratori più adatti per difendere la vostra pelle.
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